Trasporto ADR delle leghe al piombo: una deroga che salva la filiera fino al 2027

Paolo Streparava – PH © Confindustria BS

Confindustria Brescia ottiene un risultato cruciale per l’industria metallurgica, garantendo tempo prezioso per studi scientifici e adattamenti normativi

Brescia, settembre 2025 – Una norma europea apparentemente tecnica, ma dagli effetti potenzialmente dirompenti, rischiava di mettere in ginocchio l’intera filiera metallurgica italiana. Dal 1° settembre 2025, infatti, con l’entrata in vigore del 21° adeguamento al Regolamento CLP (CE n. 1272/2008), le leghe contenenti piombo – persino nella loro forma massiva – vengono classificate come pericolose per l’ambiente acquatico. Una svolta che, se applicata senza gradualità, avrebbe innescato una serie di obblighi immediati: dall’inserimento di alcuni impianti nella direttiva Seveso III per il rischio di incidente rilevante, fino all’obbligo di trattare pani, lingotti, rottami e residui come merci pericolose soggette al regime ADR.
Per molte aziende, specialmente nel distretto bresciano e in altri poli metallurgici italiani, ciò avrebbe significato costi aggiuntivi ingenti, complicazioni logistiche e persino la perdita di competitività sui mercati internazionali.

A fronte di questo scenario, Confindustria Brescia si è attivata tempestivamente, facendo squadra con Assomet, Federchimica e Assofond. Insieme hanno avviato un dialogo serrato con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lavorando a una soluzione che potesse evitare il collasso immediato della filiera. Il percorso ha portato alla predisposizione dell’accordo multilaterale n. 366, pubblicato ufficialmente sul sito UNECE ad agosto 2025, che introduce una deroga specifica sul trasporto ADR delle leghe contenenti piombo.
La firma della Slovenia, avvenuta il 27 agosto, è stata l’elemento decisivo che ha reso l’accordo valido e operativo a livello europeo. Da quel momento, le imprese italiane hanno potuto tirare un sospiro di sollievo: la deroga, valida fino ad agosto 2027, consente di guadagnare tre anni preziosi.

Un tempo di respiro, ma anche di responsabilità. Come sottolineato dal presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, la proroga non è un semplice rinvio, bensì l’occasione per costruire basi scientifiche solide e aggiornare la normativa in maniera più equilibrata. In questi anni, infatti, il consorzio Ramet, insieme a università, centri di ricerca e associazioni di categoria, condurrà studi sperimentali approfonditi per valutare l’effettivo impatto ecotossicologico delle leghe in forma massiva.
L’obiettivo è chiaro: arrivare a una classificazione tecnicamente corretta, scientificamente fondata e giuridicamente proporzionata, evitando approcci punitivi che penalizzino indiscriminatamente le aziende senza un reale beneficio per l’ambiente.
Non va dimenticato che il comparto metallurgico rappresenta uno dei pilastri dell’industria italiana, con una forte concentrazione proprio nel territorio bresciano. La sua capacità produttiva e competitiva dipende anche da regole che siano stringenti ma allo stesso tempo applicabili, coerenti e sostenibili.

Il caso della deroga ADR dimostra come la collaborazione pubblico-privato possa produrre risultati concreti. Da un lato, le associazioni di categoria hanno svolto un lavoro capillare di coordinamento e sensibilizzazione. Dall’altro, il sostegno di rappresentanti politici, come il senatore Borghesi, ha contribuito a portare il tema all’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee.
In questo senso, il successo ottenuto non è soltanto una vittoria tecnica, ma un esempio di diplomazia industriale: un’azione collettiva che, partendo dalle preoccupazioni delle imprese, è riuscita a tradursi in una misura regolatoria equilibrata.
Il percorso, tuttavia, non si ferma qui. I prossimi tre anni saranno decisivi: serviranno non solo per condurre ricerche scientifiche, ma anche per rafforzare il dialogo tra industria e istituzioni, consolidando un metodo di lavoro che può diventare modello per altri settori esposti a regolazioni ambientali complesse.

In definitiva, la deroga fino al 2027 non è un punto di arrivo, ma un ponte verso una gestione più intelligente e sostenibile delle normative europee, capace di tutelare l’ambiente senza sacrificare la competitività di una delle eccellenze industriali italiane.

Ilaria Vidaletti

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