Sanzionata la società per le lesioni colpose subite dal dipendente durante la manutenzione programmata di notte per non intralciare l’attività produttiva

Soccorre la responsabilità amministrativa dell’ente per il delitto di lesioni colpose commesso con violazione delle norme a tutela della sicurezza sul lavoro se, come previsto dall’art. 5 del D. Lgs. n. 231/2002, il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso.

Nella fattispecie disaminata dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 4210 del 31.01.2024 oggetto della pronuncia ivi commentata, l’evento si era verificato di notte, durante l’esecuzione di un’operazione di sostituzione di un nastro trasportatore finalizzato a far confluire materiale per la fusione all’interno di un silos e la persona offesa, l’unico dei componenti di una squadra di quattro operai a trovarsi sulla sommità del silos, aveva subito lo schiacciamento del capo contro uno spigolo della balaustra durante il transito di un componente del carroponte alla cui guida si trovava altro appartenente alla squadra. Per l’effetto, la persona offesa aveva riportato lesioni gravissime comportanti l’invalidità permanente nella misura del 75%.

Come evidenziato dalla Suprema Corte, i criteri dettati dal succitato art. 5 ai fini dell’imputazione oggettiva del reato colposo, ovvero l’interesse o il vantaggio per l’ente, ambedue da riferire alla condotta del soggetto agente, sono alternativi e concorrenti tra loro. Essi ricorrono, con riguardo al criterio soggettivo dell’interesse (da valutare ex ante), quando l’autore del reato abbia violato la normativa cautelare con il consapevole intento di conseguire un risparmio di spesa per l’ente, indipendentemente dal suo effettivo raggiungimento, e, quanto al criterio oggettivo del vantaggio (accertabile ex post), quando l’autore del reato abbia violato sistematicamente le norme antinfortunistiche ricavandone oggettivamente un qualche vantaggio per l’ente, sotto forma di risparmio di spesa o di massimizzazione della produzione, indipendentemente dalla volontà di ottenere il vantaggio stesso. Non rilevano invece, ai fini dell’esclusione della responsabilità amministrativa dell’ente, l’eventuale esiguità del vantaggio o la scarsa consistenza dell’interesse perseguito.

Ebbene, la Suprema Corte, avallando la decisione del Giudice di seconde cure, ha ritenuto che nel caso in esame soccorressero ambedue i criteri di imputazione.

L’interesse derivava dal fatto che gli autori del reato (figure apicali della società), violando consapevolmente la normativa cautelare, avevano perseguito lo scopo di conseguire un’utilità per l’ente, costituita dall’evidente risparmio economico connesso alle spese – non effettuate – relative alla formazione professionale dei lavoratori assegnati all’attuazione dell’operazione di manutenzione, alla protocollazione delle procedure manutentive ed alla predisposizione della segnaletica di pericolo. L’attività di manutenzione, inoltre, era stata eseguita di notte, dunque in condizioni di minore visibilità, e con personale ridotto, in modo più rapido e meno costoso, al fine di recare il minor intralcio possibile all’attività produttiva.

Quanto al vantaggio, ovvero al risparmio di spesa avuto di mira, esso veniva appurato essere tutt’altro che irrisorio.

La sussistenza di tali criteri, unitamente alla constatazione della cd. colpa di organizzazione dell’ente, ovvero il non aver predisposto un insieme di accorgimenti preventivi idonei ad evitare la commissione di reati del tipo di quello realizzato (omessa adeguata formazione dei dipendenti, assenza di protocolli per interventi di manutenzione complessi, assenza di divieti di accesso al silos durante lo svolgimento della procedura di manutenzione, carenza di valutazione del rischio sistemico a livello organizzativo), hanno consentito l’imputazione all’ente dell’illecito penale realizzato nel suo ambito operativo.

Giovanna Riviera
Avvocato di diritto del Lavoro 
www.studiolegaleriviera.it

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