Nord America, rotta strategica tra opportunità e dazi: Confindustria rilancia tra geopolitica e competitività

I relatori dell’evento “Nord America”

Stati Uniti e Canada continuano a occupare un posto di rilievo nella bussola strategica delle imprese bresciane. Nei giorni scorsi la Sala Beretta di Confindustria Brescia ha ospitato l’evento “Nord America: opportunità strategiche tra geopolitica, finanza pubblica e pianificazione doganale”, un momento di approfondimento tecnico e politico che ha riunito esperti e stakeholder per fare il punto sulle prospettive offerte da un’area che, nonostante le turbolenze geopolitiche e i nuovi venti protezionistici statunitensi, continua a rappresentare uno dei mercati di sbocco più solidi per l’industria manifatturiera locale.

Promosso da Confindustria Brescia in collaborazione con Simest e con la partecipazione di KPMG e Deloitte, l’incontro si è posto l’obiettivo di leggere le dinamiche attuali del Nord America in chiave integrata: dal quadro macroeconomico alla gestione dei rischi geopolitici, dalle opportunità fiscali e doganali alle implicazioni per la pianificazione industriale e finanziaria delle aziende che esportano.

A introdurre i lavori è stata Maria Chiara Franceschetti, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione ed Ecosistema Imprese, che ha ribadito la necessità di una visione ampia e lungimirante: “Oggi ci spostiamo su un’altra area strategica: il Nord America. Stati Uniti, Canada e Messico condividono molteplici elementi economici e normativi, ma soprattutto rappresentano un’area ad alta intensità industriale, tecnologica e commerciale. Comprendere il ruolo degli Stati Uniti nello scacchiere globale è ormai essenziale per anticipare gli impatti delle loro politiche su export, catene del valore, costi finanziari e competitività aziendale. In un contesto geopolitico sempre più fluido e incerto, la capacità di leggere in anticipo gli scenari e i loro effetti sui mercati esteri è diventata cruciale”.

I numeri confermano l’interesse strategico: secondo i dati diffusi dal Centro Studi di Confindustria Brescia, nel 2024 l’export complessivo verso i tre Paesi nordamericani ha sfiorato i 2 miliardi di euro, trainato dagli Stati Uniti, che da soli valgono 1,577 miliardi di euro (pari a quasi l’8% delle esportazioni provinciali). A seguire Messico e Canada, rispettivamente con 195,9 e 159,4 milioni di euro esportati. Il comparto più rappresentativo resta quello dei macchinari ed apparecchiature, a testimonianza di un sistema produttivo che punta sulla tecnologia avanzata per consolidare la propria competitività anche oltre Atlantico.

L’incontro, moderato da Cristina Zanini, responsabile dell’area Sviluppo d’Impresa, Europa ed Innovazione di Confindustria Brescia, ha messo in dialogo voci di primo piano come Beniamino Irdi (Deloitte Legal), Federica Ingrosso (Simest) e Massimo Fabio (KPMG Italy), i quali hanno sottolineato l’importanza di un approccio proattivo per affrontare le sfide doganali, i vincoli normativi e i mutamenti nello scenario globale.

Governance, pianificazione e visione di lungo termine: sono questi, secondo Franceschetti, i pilastri per non perdere terreno in un mercato dove l’incertezza è diventata la regola. “Il nostro impegno, come Associazione, sarà proprio quello di continuare a offrire strumenti di interpretazione e orientamento, per aiutare le imprese ad agire in modo tempestivo, riducendo i rischi e cogliendo le opportunità. In questo scenario, assume un’importanza centrale la qualità della governance aziendale. Avere una visione strategica chiara, ruoli ben definiti e processi decisionali solidi significa essere pronti a gestire l’incertezza, valutare con consapevolezza le opportunità internazionali e reagire con rapidità ai cambiamenti normativi, commerciali o geopolitici”.

In sintesi, se il messaggio emerso dall’appuntamento è chiaro, lo è altrettanto la sfida: l’area nordamericana si conferma una rotta da presidiare con metodo, competenze e lettura anticipata dei rischi. A Brescia, la manifattura sembra avere gli strumenti per farlo. Ma la posta in gioco — tra dazi, regole fiscali, tensioni geopolitiche e rinnovate politiche industriali made in USA — impone di non abbassare la guardia. Perché nel nuovo scacchiere globale, chi resta fermo è già indietro.

Ilaria Vidaletti

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