Manifattura bresciana in affanno, ma non si spegne la speranza

Il 2025 si apre all’insegna della cautela per l’industria manifatturiera bresciana. Secondo i dati diffusi dal Centro Studi di Confindustria Brescia, nei primi tre mesi dell’anno la produzione manifatturiera ha registrato un calo del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta dell’ottavo trimestre consecutivo in flessione tendenziale, confermando una fase di debolezza che persiste ormai da due anni.
Le cause di questa stagnazione sono molteplici e di natura principalmente esogena: dalla domanda ancora debole, soprattutto proveniente dalla Germania, primo mercato di sbocco per le imprese bresciane, alle tensioni geopolitiche internazionali, aggravate dalle politiche protezionistiche annunciate dagli Stati Uniti. In questo contesto, l’indice PMI manifatturiero globale rimane ancorato alla soglia dei 50 punti, segnalando una crescita mondiale pressoché ferma.
Nonostante il quadro complesso, un piccolo segnale positivo arriva dalla variazione congiunturale, ovvero il confronto con il trimestre precedente: da gennaio a marzo 2025 si registra un incremento dell’1,5%, un dato che fa sperare in una possibile inversione di tendenza. A questo si affianca un lieve miglioramento degli ordini e un tasso di produzione assicurata che sale a 70 giorni, contro i 66 del trimestre precedente.

“I dati del primo trimestre 2025 confermano un quadro ancora fragile per la nostra manifattura, che continua a confrontarsi con una domanda debole e un contesto internazionale incerto – ha dichiarato Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia – Tuttavia, i segnali positivi emersi, in particolare la lieve ripresa congiunturale della produzione e il miglioramento degli ordini, ci indicano che il sistema industriale bresciano sta dimostrando ancora una volta una buona capacità di tenuta e adattamento. A livello macroeconomico, la stabilizzazione dell’indice PMI manifatturiero globale evidenzia una crescita stagnante: in questo contesto, proprio la reattività mostrata dalle imprese di medie e grandi dimensioni è un segnale importante di tenuta strutturale. A maggior ragione, in tale contesto, è fondamentale continuare a lavorare con determinazione su competitività, innovazione e formazione”.

La tenuta delle medie e grandi imprese

I dati mostrano un panorama eterogeneo: a fronte di una flessione generalizzata, le imprese di medie e grandi dimensioni hanno fatto registrare incrementi significativi (+4,6% e +4,3% rispettivamente), a testimonianza di una maggiore capacità di adattamento e reazione. Le microimprese chiudono con un modesto +0,2%, mentre le piccole subiscono un calo dell’1,2%.
Anche sul fronte settoriale le performance sono differenziate: crescono alimentare (+6,5%), metallurgia (+4,7%), legno e minerali non metalliferi (+2,7%), chimico/gomma/plastica (+0,9%) e meccanica (+0,6%). In calo invece il sistema moda, che registra una contrazione del 2,6%.

Prezzi e costi: una fase di assestamento

Prosegue l’assestamento dei prezzi dei beni industriali, dopo le forti tensioni degli ultimi anni. Il 43% delle imprese ha segnalato un aumento dei costi delle materie prime (+2,2% in media), mentre i prezzi di vendita sono cresciuti per il 32% del campione (+1,2%). Resta però il divario con i livelli pre-pandemici, che continua a pesare sulla competitività.

Domanda debole e instabilità internazionale restano i freni principali

Il 43% delle aziende intervistate ha indicato la scarsa domanda – sia interna che internazionale – come principale ostacolo alla produzione, pur in calo rispetto al 49% della fine del 2024. Cresce però il peso dell’incertezza geopolitica, segnalata dall’11% delle imprese, il dato più alto mai registrato. Persistono infine difficoltà legate al reperimento di manodopera (9%).

Prospettive: ottimismo cauto, ma non assente

Le aspettative per i prossimi mesi restano debolmente positive: il 27% delle imprese prevede un aumento dell’attività, il 63% prevede stabilità e solo il 10% teme ulteriori cali. I comparti più fiduciosi sono alimentare, chimico e plastica, mentre moda e meccanica si attendono una sostanziale stabilità.
In sintesi, il manifatturiero bresciano si trova in una situazione delicata, combattuto tra sfide internazionali e segnali di resilienza a livello locale. La strada per una ripresa stabile resta incerta, ma la capacità di adattamento delle aziende, in particolare quelle più strutturate, lascia intravedere uno spiraglio di fiducia per il prosieguo dell’anno.

Ilaria Vidaletti

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