Ricavi e marginalità in calo dal 2024 per i principali gruppi industriali di Bergamo e Brescia, ma le imprese prevedono una ripartenza, seppur moderata, nel 2026
Il 2025 non è stato un anno semplice per la manifattura bergamasca e bresciana. I numeri parlano chiaro: ricavi e Margine Operativo Lordo arretrano, sotto la pressione di una domanda internazionale in rallentamento e di uno scenario geopolitico instabile che continua a colpire in modo particolare siderurgia e metalmeccanica. Eppure, sotto la linea del conto economico, il sistema tiene. E dimostra una robustezza tutt’altro che scontata. È quanto emerso dall’indagine congiunta di Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo, presentata nel corso dell’evento “Nel cuore della manifattura – Un’analisi economico-finanziaria dei primi 200 gruppi industriali di Bergamo e Brescia”, giunto alla sua terza edizione.
Un campione che pesa sull’economia reale
Lo studio ha analizzato i primi 200 gruppi industriali a vocazione manifatturiera delle due province. Nel 2024 queste realtà hanno generato quasi 44 miliardi di euro di ricavi e dato lavoro a 138mila addetti. Si tratta di un segmento produttivo avanzato e fortemente orientato all’estero: il 65% del fatturato è realizzato fuori dall’Italia, a conferma di un profilo industriale profondamente internazionale.
Ricavi e marginalità in calo, ma non è una caduta libera
Nel dettaglio, i ricavi complessivi registrano una flessione del 2,4% rispetto al 2023, proseguendo una fase di contrazione già avviata l’anno precedente, ma con intensità più contenuta. A soffrire maggiormente sono i comparti metalmeccanici, mentre alimentare e chimica mostrano una maggiore capacità di tenuta.
Più marcata la dinamica della redditività: il Margine Operativo Lordo scende dell’8,4%, penalizzato in particolare dalla siderurgia, che segna una battuta d’arresto significativa. Il differenziale tra ROI e costo del debito si riduce sensibilmente, avvicinandosi a livelli critici e richiamando a una gestione prudente.
Il vero punto di forza: capitale e cassa
Se il conto economico rallenta, lo stato patrimoniale racconta un’altra storia. La patrimonializzazione resta elevata: i mezzi propri rappresentano il 54,6% del capitale investito, confermandosi uno dei pilastri della piattaforma industriale locale. Anche la liquidità generata dalla gestione operativa, pur in calo (-12,6% rispetto al 2023), rimane più che sufficiente a sostenere investimenti e rimborso dei finanziamenti. In sintesi: meno slancio, ma equilibrio finanziario sotto controllo.
Investimenti in controtendenza
Un dato spicca su tutti: gli investimenti crescono del 7,6% nel 2024, in netta controtendenza rispetto ai principali indicatori economici. Un segnale positivo, che tuttavia va interpretato con cautela. L’incertezza geopolitica, di mercato e normativa ha infatti spinto molte imprese a rivedere, rinviare o riallocare i piani di investimento, con possibili effetti sul biennio successivo.
2025: stabilità, con forti differenze settoriali
Guardando al breve periodo, il 2025 si è configurato come un anno di sostanziale tenuta. Le stime indicano ricavi pressoché stabili e un MOL in lieve flessione, ma la media nasconde forti divari: chimica in territorio positivo, meccatronica e metallurgia intorno allo zero, gomma-plastica e mezzi di trasporto in maggiore difficoltà. Sul fronte dei mercati, la Germania emerge come l’anello debole, segnalata in calo da tre gruppi su cinque. La Cina rallenta, mentre gli Stati Uniti restano complessivamente positivi, seppur con andamenti disomogenei. Tra i mercati emergenti, India e area MENA mostrano segnali incoraggianti.
2026: attesa una ripresa, ma senza strappi
Lo sguardo si allunga al 2026. Circa l’85% dei gruppi prevede una ripresa di ricavi e margini, ma il clima resta improntato alla cautela: per oltre la metà delle imprese l’aumento atteso si colloca tra lo 0% e il 5%. Anche sul fronte degli investimenti il quadro è articolato: un gruppo su quattro ipotizza una riduzione, mentre un terzo prevede una crescita robusta. Non mancano infine operazioni straordinarie, segnale di un sistema che, pur in un contesto complesso, continua a muoversi.
In sintesi: il 2024 ha imposto una frenata, il 2025 è stato un anno di equilibrio, il 2026 una possibile ripartenza. La manifattura bergamasca e bresciana non corre, ma resta in piedi. E oggi, nel contesto globale, è già un dato rilevante.
Ilaria Vidaletti