Industria, Assofond: il primo trimestre 2024 Conferma le incertezze. Le fonderie italiane navigano a vista in un mercato fiacco

La domanda si conferma debole nel primo scorcio dell’anno. Il presidente di Assofond Zanardi: «Subito i decreti attuativi di Industria 5.0 e delle misure per gli energivori»

Nel primo trimestre dell’anno in corso prosegue la dinamica recessiva del settore delle fonderie. Il calo tendenziale (cioè rispetto allo stesso trimestre del 2023) della produzione è del -10,1%, nonostante la crescita congiunturale (+4,6% sul quarto trimestre 2023).

Anche il fatturato presenta un calo a livello tendenziale: i dati evidenziano infatti una contrazione del -12,1% rispetto allo stesso periodo del 2023, influenzata da una significativa riduzione della spinta congiunturale, che passa dal +7,7% del quarto trimestre dell’anno scorso al +0,6% di quest’ultimo trimestre.

Lo sottolinea l’indagine congiunturale del Centro Studi di Assofond – l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane – sui dati relativi al periodo gennaio-marzo 2024.

Produzione e fatturato

Per quanto riguarda la produzione, la spinta congiunturale di inizio anno non basta a smorzare la perdita rispetto ai livelli produttivi di inizio 2023: la tendenza si conferma negativa e non ci sono segnali che facciano presagire a breve un reale cambio di direzione.

Le imprese imputano la crescita della produzione sul trimestre precedente in parte al maggior numero di giorni lavorati, in parte alla crescita della domanda rispetto a fine anno: tra le fonderie intervistate, infatti, c’è chi ha evidenziato l’ingresso di nuovi clienti e la realizzazione nuovi prodotti.

La riduzione della crescita del fatturato, sempre sul trimestre precedente, è invece spiegata principalmente con la riduzione del quantitativo di prodotti spediti, ma non mancano le fonderie che indicano anche una contrazione dei prezzi di vendita.

Fra le aziende che hanno visto crescere i ricavi prevale invece una motivazione attinente a un contesto stagionale: nell’88,9% dei casi si indica un aumento delle quantità spedite.

Dinamiche settoriali

Il calo tendenziale più significativo, in termini di produzione, riguarda le fonderie ferrose (-12,6% sul primo trimestre 2023). Diversa la dinamica che caratterizza invece le fonderie di metalli non ferrosi, che si collocano sugli stessi livelli produttivi del primo trimestre 2023 (-0,2%). La crescita sul quarto trimestre dell’anno scorso per queste aziende è pari al +17,5%, al contrario del comparto ferroso per il quale si osserva un rallentamento anche sui valori congiunturali che, ancorché appena positivi (+1,3%), risultano inferiori a quelli dell’ultimo trimestre del 2023.

Dal punto di vista del fatturato, invece, la componente non ferrosa non riesce a sostenere, come nel caso dei volumi produttivi, la tendenza generale: anche in queste fonderie la perdita sullo stesso periodo del 2023 è significativa (-6,1%) anche se meno marcata di quella che si osserva fra le fonderie ferrose (-13,9%). Per queste ultime, la tendenza è continuamente negativa da tre trimestri, e in questa ultima rilevazione anche la congiuntura volge nuovamente in segno negativo: la perdita di fatturato sul trimestre precedente è del -1,1%. Le fonderie non ferrose, al contrario, rimangono in territorio positivo (+6,4%) ancorché tale crescita risulti più che dimezzata rispetto al trimestre immediatamente precedente (+15,3%).

Clima di fiducia

Nel mese di marzo si è osservato un nuovo calo della fiducia sul contesto economico. L’indice Act è tornato sotto la soglia dei 50 punti, raggiunta invece a febbraio, e si è attestato a 43,1 punti, un valore che segna l’insufficienza nel sentiment generale del settore sul periodo di riferimento. Sebbene la maggioranza (58,6%) delle fonderie continui a dare un giudizio stazionario, il 31,0% del campione avverte un lieve peggioramento. Di conseguenza, sono in calo anche le aspettative sui prossimi sei mesi. L’indice Six scende a 50 punti: si tratta di un livello di ottimismo minimo, ma in arretramento sui due mesi precedenti, quando l’indice aveva ripreso a salire. Anche in questo caso, la maggioranza delle fonderie (41,4%) rimane su una linea attendista, ma diminuiscono sensibilmente le aziende più ottimiste. Al contrario, tornano a crescere le fonderie che vedono un peggioramento netto per i prossimi sei mesi (3,4%) e quelle con un’aspettativa sempre negativa, sebbene più cauta (27,6%).

Il commento: “Il mercato è fiacco e paghiamo deficit di competitività con concorrenti europei. Dove sono i decreti attuativi di Industria 5.0 ed energy release?”

I primi tre mesi del 2024 confermano la debolezza della domanda già evidente alla fine dello scorso anno”, commenta il presidente di Assofond Fabio Zanardi.La tenuta delle fonderie non ferrose, grazie all’automotive, in quanto il resto della meccanica è in calo, non basta per tenere a galla tutto il settore. Per il momento, infatti, non si intravedono segni di ripresa per le fonderie ferrose. Insomma, abbiamo a che fare con un mercato complessivamente fiacco. Anche i fattori esogeni non alleggeriscono le preoccupazioni: sul fronte dell’energia, registriamo ancora un forte gap di prezzo fra l’Italia e il resto d’Europa, molto penalizzante in termini di competitività. E siamo sempre in attesa delle misure promesse per ridare competitività all’industria: i decreti attuativi di Transizione 5.0, oltre che di Electricity e gas release. L’auspicio è che queste misure arrivino presto e che, insieme all’atteso taglio dei tassi, possano contribuire a riattivare gli investimenti”.

www.assofond.it

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