In un momento in cui l’industria meccanica affronta trasformazioni rapide e crescenti difficoltà nel reperire persone tecnicamente formate, Gnutti Transfer ha scelto di intervenire in modo concreto.
“Abbiamo osservato da tempo un forte mismatch tra i percorsi scolastici e le competenze che il mondo produttivo richiede oggi – spiega Alessandra Preti, HR Manager –. Sentivamo il dovere di fare qualcosa, non solo per rispondere alle esigenze aziendali, ma anche per offrire ai giovani un’opportunità autentica, capace di formare figure professionali solide e consapevoli. Così è nata l’Academy”.
“L’Academy non è un’operazione di breve periodo, ma un investimento nel capitale umano e culturale dell’azienda – afferma Benedetta Gnutti, COO –. Crediamo che un’industria all’avanguardia debba assumere anche un ruolo educativo”.
Questo progetto non è una scuola tradizionale, ma un laboratorio in cui giovani scelgono consapevolmente di dedicarsi alla professione manifatturiera. Per Gnutti Transfer, formare significa trasmettere competenze tecniche, ma anche visione, etica del lavoro e cultura industriale.
Il modello si fonda su un approccio integrato tra aula e officina, sull’inserimento nei reparti produttivi, sull’affiancamento a tutor esperti e su feedback costanti.
Un percorso che valorizza il sapere pratico, offrendo ai partecipanti un contatto diretto con la realtà aziendale e le sue sfide quotidiane. L’iniziativa ha preso forma attraverso un corso IFTS della durata di 12 mesi, con assunzione mediante contratto di apprendistato di primo livello retribuito. Tutta la formazione teorica si è svolta in azienda, grazie alla collaborazione con il Centro Formazione AIB, i cui docenti sono stati selezionati in base alle esigenze tecniche e organizzative di Gnutti Transfer.
“Ci siamo impegnati per far respirare ai ragazzi fin da subito i nostri valori e il nostro modo di lavorare: concreto, rispettoso, condiviso” – aggiunge Benedetta Gnutti.
Sette giovani stanno ora completando il primo ciclo formativo. Alcuni hanno già trovato il proprio ruolo in azienda; uno ha scelto di interrompere il percorso, con consapevolezza. Tutti, però, hanno costruito una nuova identità professionale, frutto di esperienze, relazioni e confronto quotidiano.
“Abbiamo incontrato persone appassionate del loro lavoro, che hanno speso il loro tempo per farci sentire parte integrante della squadra. I nostri colleghi ci hanno aiutato a formarci non solo come lavoratori, ma anche come persone” – raccontano Simone e Vanessa, due dei partecipanti.
I benefici? Anche per l’azienda: nuova energia nei reparti, rafforzamento del senso di comunità e la conferma che investire nei giovani è possibile e strategico.
Abbiamo acceso una scintilla.
Sette motori sono in movimento.
È solo l’inizio: davanti a noi, si apre un futuro tutto da costruire.
