Fonderie italiane in bilico: il 2025 rischia un nuovo calo della produzione

Il settore delle fonderie italiane guarda con preoccupazione l’annata 2025. Secondo l’ultima indagine del Centro Studi di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, il lieve aumento della produzione registrato nel terzo trimestre (+3,9% tendenziale) non basta a compensare la debolezza complessiva dei primi nove mesi dell’anno. I livelli produttivi rimangono lontani dai valori già insoddisfacenti del 2024, e il rischio di chiudere l’anno con un nuovo calo è concreto.

“Il terzo trimestre conferma quanto avevamo già visto nella prima parte dell’anno – sottolinea il presidente di Assofond, Fabio Zanardi. – A fine 2024 abbiamo raggiunto il punto più basso di una crisi della domanda dalla quale ancora oggi, dopo più di due anni, non si intravedono prospettive concrete di uscita. Il leggero rimbalzo tendenziale è solo fisiologico, dato che il terzo trimestre dello scorso anno era andato molto male”.

I costi dell’energia continuano a soffocare il settore. La competitività delle fonderie italiane è ostacolata da un prezzo dell’energia ancora nettamente superiore rispetto agli altri principali Paesi europei. Zanardi evidenzia la condizione paradossale delle PMI energivore: “Le PMI energivore italiane – sottolinea Zanardi – si trovano in una situazione davvero paradossale: sono troppo piccole per beneficiare appieno delle agevolazioni concesse ai grandi energivori. D’altro canto, sono troppo energivore per rientrare nelle categorie cui è venuto in soccorso il “Decreto Bollette” emanato la scorsa estate. Il risultato? Senza interventi immediati siamo condannati a morte.
Eppure, basterebbe davvero poco per migliorare la situazione. L’Energy Release è alle battute finali, dopo l’ok della Corte dei conti. Ma quanto ci vorrà ora per le regole operative e per avviare davvero il meccanismo? Bisogna far presto. Allo stesso modo, bisogna far presto con i rimborsi dei costi indiretti ETS, che per le fonderie di ghisa rappresenta un’irrinunciabile e dovuta boccata di ossigeno vitale. Il fondo da 600 milioni è stato stanziato, ma se non si apre il portale per presentare domanda entro fine anno rischia di non essere utilizzabile. Ancora: dove è finito il “Decreto Energia” che dovrebbe annullare il differenziale PSV/TTF che vale quasi 5 euro/MWh sul costo del gas? Questa misura sarebbe di grande aiuto per le fonderie di metalli non ferrosi, principali utilizzatori di gas nel nostro settore. Manca il classico “ultimo miglio”. Ma di questo passo sembra una distanza infinita, e noi non abbiamo più tempo”.

Produzione e fatturato mostrano dinamiche contrastanti. Nel terzo trimestre 2025 la produzione cala del -12,8% rispetto al trimestre precedente, mentre il fatturato segna un -10,4%. Il dato risente del minor numero di giorni lavorativi e delle sospensioni produttive di agosto per manutenzioni. A livello tendenziale, la produzione è cresciuta del +3,9% e il fatturato del +5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Le differenze tra comparti sono evidenti. Le fonderie ferrose mostrano segnali positivi (+5,7% produzione, +9,3% fatturato), mentre le fonderie non ferrose restano sotto la parità (-0,4% produzione, -4,3% fatturato). La prospettiva di recuperare i livelli produttivi e di fatturato dell’anno precedente appare quindi limitata, con il settore che si avvia verso il quarto anno consecutivo di contrazione, seppur meno marcata rispetto al 2024.

Il sentiment delle imprese resta incerto. A settembre l’indice Act, che misura il clima generale del settore, si attesta a 53,1 punti, sopra la soglia di sufficienza. Tuttavia, le aspettative a sei mesi calano di oltre sei punti, scendendo a 52,1, indicando prudenza tra gli operatori.

Le fonderie italiane rimangono un’eccellenza manifatturiera. Con circa 900 imprese e 23.000 addetti, il settore rappresenta un fatturato di oltre 6,6 miliardi di euro, posizionandosi al secondo posto in Europa dopo la Germania. Il processo di fonderia consente la produzione di manufatti riciclabili al 100%, inserendosi in un sistema avanzato di economia circolare che valorizza i rottami metallici come materia prima.
Il 2025 si presenta quindi come un anno delicato: la debolezza della domanda e i costi energetici rimangono ostacoli significativi, e solo interventi rapidi e mirati potrebbero evitare un ulteriore ridimensionamento del settore.

Ilaria Vidaletti

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