Il settore industriale locale mostra segnali di contenuta crescita, dopo otto trimestri consecutivi in calo
Nel secondo trimestre del 2025, l’attività manifatturiera bresciana ha registrato un incremento tendenziale dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, interrompendo una serie di otto rilevazioni negative consecutive, secondo i dati del Centro Studi di Confindustria Brescia.
Nonostante il rialzo marginale, il contesto rimane complesso: l’indice PMI manifatturiero globale ha continuato a oscillare intorno ai 50 punti, segnalando una crescita sostanzialmente stagnante. Le continue incertezze legate ai dazi USA e alle tensioni internazionali hanno influenzato le strategie delle imprese locali, costringendole a soluzioni tattiche per proteggere le quote di mercato.
Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, sottolinea: “I segnali di ripresa emersi nel secondo trimestre 2025 sono, in questo momento, di difficile lettura. Certamente, le imprese bresciane hanno saputo muoversi con pragmatismo, soprattutto nell’incerta questione dazi USA, in molti casi anticipando consegne e adottando soluzioni tattiche per proteggere quote di mercato. Ma è una timida ripresa che poggia su basi incerte, minacciata da squilibri strutturali e tensioni internazionali. Il nuovo assetto dei dazi USA stessi al 15%, accompagnato da una forte svalutazione del dollaro, rende più costosa e difficile la competizione oltreoceano, come ho avuto modo di sottolineare recentemente. Le nostre imprese, già penalizzate da un costo dell’energia significativamente superiore a quello dei competitor europei, si trovano quindi a operare in una condizione di crescente svantaggio competitivo. Anche la domanda interna, mai veramente ripartita, continua a pesare sull’industria, mentre la carenza cronica di manodopera non è più un ostacolo contingente ma strutturale alla crescita. In sintesi, il sistema sta tenendo, ma non possiamo illuderci che bastino l’adattamento o il rimbalzo tecnico. Occorre un cambio di passo deciso su più fronti: energia, politiche del lavoro, attrazione di investimenti e diplomazia commerciale”.
Dal punto di vista dimensionale, la produzione è variata -0,4% per le micro imprese, +3,8% per le piccole, +4,4% per le medie e +1,1% per le grandi aziende. Settori come legno e minerali non metalliferi (+6,4%), chimico e gomma (+4,9%), meccanica e metallurgia (+2,9%) hanno guidato la crescita, mentre il sistema moda ha segnato un calo dell’1,8%.
Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si è attestato al 77%, in aumento rispetto al trimestre precedente ma leggermente inferiore ai valori del 2024. Sul fronte commerciale, le vendite interne risultano stagnanti, mentre quelle verso i mercati esteri mostrano segnali più positivi, in particolare nell’UE e nei Paesi extra-UE.
I principali fattori di freno alla produzione restano la domanda debole (50% delle imprese) e la scarsità di manodopera (11%), confermando un problema strutturale nel mercato del lavoro locale. Le previsioni per i prossimi mesi indicano una sostanziale stabilità dei livelli produttivi, con un equilibrio tra ottimisti (20%) e pessimisti (21%).
Le imprese bresciane continuano così a muoversi in un contesto difficile, tra mercati interni stagnanti e costi energetici elevati. Eppure, di fronte a tutte queste sfide strutturali stanno mantenendo i livelli produttivi, dimostrando concrete capacità di adattamento e consolidando il ruolo del manifatturiero locale come pilastro dell’economia del territorio.
Ilaria Vidaletti