CONFINDUSTRIA BRESCIA: 9 aziende manifatturiere bresciane su 10 faticano a trovare le figure professionali che cercano

A evidenziarlo l’indagine “Mismatch e Made in Brescia – Un ostacolo oggi, un problema domani?”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia con l’area Education e Capitale Umano.

9 aziende manifatturiere bresciane su 10 faticano a trovare le figure professionali che cercano.

A evidenziarlo è l’indagine “Mismatch e Made in Brescia – Un ostacolo oggi, un problema domani?”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia con l’area Education e Capitale Umano, e ultimo aggiornamento di un’analisi già realizzata nel 2022. Nel report sono state coinvolte 284 aziende manifatturiere del nostro territorio, che danno lavoro a oltre 28 mila addetti e che hanno realizzato nel 2023 un volume d’affari pari a 17,4 miliardi di euro.

I dettagli del lavoro sono stati presentati il 2 maggio – nella Sala Beretta di Confindustria Brescia – in una conferenza stampa a cui sono intervenuti Franco Gussalli Beretta (presidente Confindustria Brescia), Elisa Torchiani (vice presidente Confindustria Brescia con delega al Capitale Umano), Filippo Schittone (direttore generale Confindustria Brescia) e Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia).

L’analisi nasce dalla presa di coscienza di come, negli ultimi anni, le imprese italiane lamentino con particolare preoccupazione una crescente difficoltà nel reperire personale da inserire nei propri organici. Tale fenomeno, conosciuto con il termine di “mismatch”, indica la mancata corrispondenza della domanda di lavoro delle aziende con l’offerta da parte dei lavoratori.

Nel dettaglio, tra le aziende che nel 2023 hanno cercato personale alle dipendenze (l’88% del campione), ben il 90% ha dichiarato di aver riscontrato problematiche nel reperimento di forza lavoro. L’analisi per settore e classe dimensionale dei rispondenti conferma poi la forte trasversalità di tale situazione, che accomuna, pur con qualche distinguo, l’intera manifattura bresciana. Vi sarebbero quindi tutti i presupposti per fare riferimento a una vera e propria “emergenza strutturale” che affligge il nostro sistema economico.

L’indagine ha poi analizzato il fenomeno dal punto di vista dei profili ricercati dal Made in Brescia. Si è fatto riferimento a otto grandi gruppi professionali specificati dal sistema ESCO, la tassonomia che, a livello europeo, classifica le competenze e le occupazioni secondo una struttura gerarchica che prevede ben quattro livelli di dettaglio.

Anche da questa prospettiva, il disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro appare quanto mai generalizzato. Il mismatch è infatti particolarmente evidente per gli artigiani e operai specializzati (per cui il 92% delle aziende che nel 2023 ha ricercato tale figura ha denunciato tensioni nella soddisfazione delle richieste), per le professioni tecniche (89%), per i conduttori di impianti e conducenti di veicoli (88%) e per le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (82%), in un contesto in cui nessun grande gruppo professionale considerato si caratterizza per una quota di imprese in difficoltà al di sotto del 50%.

Le tensioni descritte tendono a provocare importanti conseguenze negative per la quotidiana operatività aziendale e per lo sviluppo della stessa. In una scala che va da 1 (impatto minimo) a 5 (impatto massimo), il mismatch denunciato dalle imprese ottiene infatti un punteggio medio di 3,1, a conferma dell’effetto tutt’altro che trascurabile che esso provoca sulla gestione d’impresa. Emerge, inoltre, un’evidente correlazione negativa tra la dimensione aziendale e l’impatto accusato, con le realtà più piccole che esprimono un livello medio di difficoltà (3,8) ben al di sopra delle altre categorie.

L’indagine è stata poi l’occasione per approfondire se, e in che misura, le imprese del territorio bresciano siano afflitte da problemi nell’attraction e/o nella retention del personale, elementi divenuti negli ultimi tempi particolarmente critici, in virtù di un nuovo paradigma, da più parti condiviso, che andrebbe a modificare radicalmente il tradizionale schema relazionale, a cui siamo stati da sempre abituati, fra impresa e lavoratore. Da questa prospettiva è emerso che ben il 49% delle aziende intervistate soffre di problematiche in tale senso, a fronte del rimanente 51% che invece non esprime difficoltà.

Siamo di fronte a un dato drammatico, soprattutto perché sempre più trasversale a tutti gli ambiti professionali – commenta Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia –, a partire da quelli strettamente manifatturieri, e che ci sta impegnando in prima linea come Confindustria, sia a livello nazionale che a livello bresciano, con azioni specifiche, tra cui voglio ricordare la costante promozione degli ITS Academy. In generale, siamo però di fronte a una contingenza quanto mai coerente: chi sceglie percorsi professionali in linea con le richieste del tessuto imprenditoriale, a Brescia trova lavoro. La necessità del Made in Brescia è quindi quella di avvicinare sempre di più i giovani a percorsi di studio adeguati, che guardino in particolare alle materie STEM. Anche perché, in tale contesto, il mismatch strettamente quantitativo è destinato ad aumentare, a causa dell’andamento demografico che caratterizza l’Italia. La nostra sfida è quella di trovare risposte a questo problema, e allo stesso tempo, capire come inquadrare quelle professioni oggi non ancora codificate, e destinate a diventare “i lavori del futuro”. Apro una parentesi, che esula da quanto strettamente contenuto nel lavoro presentato oggi: recentemente il report di Unioncamere e ministero del Lavoro sulle “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine” ha stimato che nel prossimo quinquennio serviranno più di 600.000 lavoratori in Lombardia. Brescia, da tradizione, pesa il 10% in tutte le variabili regionali, ed è dunque lecito – o quanto meno realistico – aspettarsi un fabbisogno di circa 60.000 lavoratori nel nostro territorio tra 2024 e 2028”.

Oltre ai numeri sul mismatch, dal report condotto dal Centro Studi emerge ancora una notevole mancanza di conoscenza degli ITS – aggiunge Elisa Torchiani, vice presidente di Confindustria Brescia con delega al Capitale Umano –, che costituiscono percorsi terziari non accademici in grado di rispondere esattamente ai fabbisogni e alle professionalità richieste dalle innovazioni e dal progresso tecnologico, da parte non solo dei giovani e delle loro famiglie ma anche del mondo delle imprese. È infatti importante sottolineare quanto sia alto il tasso di occupabilità dei diplomati ITS Academy che, a livello nazionale, abbiamo visto superare l’80% e sul territorio bresciano arriva oltre il 90%. A questo proposito, gioca un ruolo ancora più significativo il tema della elevata coerenza tra percorso di studi e impiego: gli studenti degli ITS Academy vanno a fare il lavoro per cui hanno studiato e si sono preparatiî”.

Voglio sottolineare l’importanza dei dati emersi dal report, anche e soprattutto in ottica prospettica, per le nostre imprese – chiude Filippo Schittone, direttore generale di Confindustria Brescia –. Siamo infatti in un mercato del lavoro sempre più competitivo e le aziende, anche grazie ai dati che abbiamo rilevato – indicatori, voglio rimarcarlo, di una tendenza –, possono soffermarsi su come attrarre i migliori talenti o, meglio, i talenti giusti. Questo aspetto rimanda non solo alle strategie, agli strumenti alle pratiche tipiche del processo di ricerca e selezione del personale, ma richiama l’employer branding, il recruiting marketing, una cultura aziendale positiva e un piano di benefit aziendali. Tutti aspetti sempre più centrali nel presente e nel futuro del lavoro”.

www.confindustriabrescia.it

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