Ore autorizzate a +16%, una crescita superiore alla media lombarda
La cassa integrazione torna a crescere nel Bresciano più che nel resto della Lombardia. Nel 2025 le ore autorizzate hanno sfiorato i 23 milioni, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente, a fronte di una media regionale ferma al +4,4%. Un dato che non segnala una crisi conclamata, ma restituisce l’immagine di un sistema produttivo che procede con maggiore cautela.
A livello nazionale, secondo i dati INPS, le ore complessive di cassa integrazione autorizzate hanno superato i 560 milioni, in aumento di oltre il 10% su base annua. Il Bresciano segue quindi una tendenza generale, ma con un’intensità maggiore, segnale di un territorio fortemente esposto alle oscillazioni industriali e alle incertezze dei mercati internazionali.
A trainare l’aumento è soprattutto la cassa integrazione straordinaria, cresciuta di oltre il 58%, mentre risultano in calo sia la cassa ordinaria sia quella in deroga. Un dato che suggerisce non tanto difficoltà temporanee, quanto riorganizzazioni più profonde, spesso legate a transizioni industriali complesse. I settori più coinvolti restano quelli storicamente centrali per l’economia provinciale: metalmeccanica, automotive, siderurgia e tessile.
Dal fronte sindacale il messaggio è chiaro: la tensione esiste e va monitorata. Si parla di un contesto fragile, condizionato dall’instabilità geopolitica, dall’aumento dei costi e da una domanda che fatica a consolidarsi. La preoccupazione principale riguarda l’impatto sul potere d’acquisto e sulla tenuta occupazionale, qualora il ricorso agli ammortizzatori dovesse prolungarsi.
Più cauta la lettura delle associazioni imprenditoriali. Confindustria Brescia invita a distinguere tra ore autorizzate e ore effettivamente utilizzate, sottolineando come, almeno per ora, non si registrino ricadute occupazionali rilevanti. In molti casi, spiegano, la richiesta di cassa integrazione risponde a una logica difensiva: uno strumento attivato per prudenza, in un contesto percepito come instabile.
Il quadro che emerge è quello di un’economia che non arretra, ma che procede con il freno a mano tirato. La crescita della cassa integrazione non è ancora un allarme rosso, ma resta una spia accesa sul cruscotto dell’industria bresciana. Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se si tratta di un passaggio transitorio o dell’inizio di una fase più strutturale di rallentamento.
Ilaria Vidaletti