I dati del quarto trimestre confermano il trend dei mesi precedenti. Il presidente di Assofond Zanardi: «Situazione mai vista: mercato in calo e costi in crescita. Forti incognite sulla possibilità di una ripresa nel 2025»
Nel quarto trimestre del 2024, la produzione delle fonderie italiane resta sostanzialmente invariata (+0%) rispetto al terzo trimestre, dopo due periodi consecutivi in calo. I dati tendenziali restano negativi per il quarto trimestre di fila, con una contrazione dell’8,9% rispetto allo stesso periodo del 2023, senza segnali di cambiamento, soprattutto considerando i risultati congiunturali. Nonostante l’aumento dei giorni lavorati rispetto al terzo trimestre, che includeva agosto, periodo tipicamente segnato da chiusure aziendali e manutenzioni, la situazione rimane stabile e non presenta segni di ripresa.
Anche il fatturato mostra andamenti simili, con una flessione del -4% rispetto al trimestre precedente e un calo tendenziale di -11,6%. I dati dell’ultima indagine congiunturale del Centro Studi di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, evidenziano le difficoltà del settore, che si trova a fronteggiare una domanda in calo da un lato e un aumento dei prezzi alla produzione, alimentato dall’incremento dei costi energetici, dall’altro.
“Ci troviamo in una situazione mai vista, con i prezzi dell’energia che vanno alle stelle mentre allo stesso tempo la domanda di mercato è in drastico calo – sottolinea il presidente di Assofond Fabio Zanardi. – Nel 2022, all’apice della crisi energetica, avevamo una domanda solida e l’importante sostegno dei crediti d’imposta. Due fattori che, insieme, ci hanno permesso di superare i momenti di maggiore difficoltà. Oggi siamo in una situazione completamente diversa e non siamo ormai più in grado di sostenere il gap di competitività che ci separa dai principali competitor. È sempre più urgente intervenire a livello europeo per armonizzare i prezzi dell’energia e ridare fiato a tutta l’industria manifatturiera del continente, che se non si fa nulla continuerà a pagare dazio nei confronti degli Stati Uniti, della Cina, ma anche di Paesi ai confini dell’Europa, come la Turchia, che stanno guadagnando importanti quote di mercato”.
Produzione


Le fonderie di ghisa e acciaio registrano i peggiori risultati con una lieve flessione (-0,1%) e un calo tendenziale dell’11,5% rispetto all’anno precedente. Le fonderie non ferrose mostrano un piccolo segno positivo (+0,3%) rispetto al trimestre precedente, riducendo la flessione tendenziale a -1,6%. La maggior parte delle fonderie segnala una contrazione della produzione, principalmente dovuta alla riduzione della domanda (56,5%), ma il 40% delle aziende ha visto un incremento legato principalmente all’aumento dei giorni lavorati. Il fatturato è in calo per entrambi i settori: -4,6% per le ferrose e -2,3% per le non ferrose, con una flessione tendenziale più marcata per quest’ultime (-8,9%). La diminuzione delle spedizioni è la principale causa di questi cali.


Mercato del lavoro


Secondo un’indagine condotta dal Centro Studi Assofond nel secondo semestre del 2024 la maggioranza delle fonderie (68,6%) ha cercato nuovo personale. I profili più ricercati sono operai specializzati, indicati nel 60,6% delle risposte, seguiti da operai non specializzati (27,3%) e dagli impiegati (9,1%). Le selezioni effettuate, tuttavia, restituiscono una soddisfazione parziale da parte delle aziende (58,3% delle risposte); solo nel 25% dei casi l’esito della ricerca di personale è stato giudicato pienamente positivo.
Ilaria Vidaletti