Firmata in Paraguay l’intesa con il Sud America. Meno dazi, più export industriale e un accordo che pesa anche sul piano geopolitico
Dopo oltre vent’anni di negoziati intermittenti, Unione europea e Mercosur hanno chiuso un accordo destinato a ridisegnare i rapporti economici tra Europa e Sud America. La firma in Paraguay apre la strada alla più ampia area di libero scambio mai costruita da Bruxelles, mettendo in connessione due blocchi che insieme superano i 700 milioni di abitanti e rappresentano circa un quarto del Pil mondiale.
L’intesa arriva in un momento tutt’altro che neutrale. In un contesto segnato dal ritorno dei dazi e da una crescente frammentazione degli scambi, l’accordo assume un valore politico oltre che economico, riaffermando la centralità del multilateralismo e delle regole comuni.
Il Mercosur – che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – è già oggi un partner rilevante per l’Europa, secondo solo alla Cina nell’area sudamericana. L’accordo punta a trasformare questo rapporto in un legame strutturale, riducendo le barriere che ancora oggi penalizzano fortemente i prodotti europei. Il cuore dell’intesa è la progressiva eliminazione dei dazi sul 91% degli scambi, oggi particolarmente elevati per automotive, macchinari, chimica e farmaceutica, ma anche per diversi prodotti agroalimentari come vino e formaggi.
In cambio, i Paesi sudamericani ottengono un accesso più ampio – ma regolato da contingenti e clausole di salvaguardia – al mercato europeo per alcune esportazioni agricole sensibili, tra cui carne bovina, zucchero ed etanolo. Un equilibrio delicato, che continua ad alimentare le preoccupazioni di parte del mondo agricolo europeo, soprattutto nei Paesi più esposti alla concorrenza extra-Ue.
Secondo le stime della Commissione europea, la riduzione delle tariffe potrebbe tradursi in risparmi per circa 4 miliardi di euro l’anno per le imprese europee. Oltre ai dazi, l’accordo interviene su procedure doganali, ostacoli regolatori e accesso agli appalti pubblici, rendendo il mercato sudamericano più prevedibile per gli operatori europei.
Per l’Italia, l’intesa ha un peso tutt’altro che marginale. Il Mercosur vale già oggi circa 14 miliardi di euro di interscambio e, secondo un’analisi del ministero degli Esteri, potrebbe generare entro il 2036 un aumento dell’export di circa 3,5 miliardi di dollari, il valore più alto tra i Paesi dell’Unione. A trainare sarebbero soprattutto macchinari, apparecchiature elettriche, automotive e chimico-farmaceutico, comparti in cui l’industria italiana resta fortemente competitiva.
Il mondo industriale ha accolto l’accordo con favore. Confindustria lo considera un passaggio strategico per rafforzare la dimensione geoeconomica dell’Europa, mentre diversi settori – dal chimico al vitivinicolo – sottolineano come la riduzione dei dazi possa sbloccare un potenziale di crescita finora frenato più dalle barriere che dalla domanda.
Alla fine, l’accordo Ue-Mercosur è molto più di un’intesa commerciale. È una scelta di campo in un sistema globale sempre più instabile: accelerare gli scambi, ma farlo dentro un perimetro di regole, impegni ambientali e controllo democratico. Un tentativo di dimostrare che apertura e tutela possono ancora stare nella stessa frase.
Ilaria Vidaletti